Cioècioècioècioè: ma fra tre giorni è il mio compleanno?!
Non che me ne fossi dimenticata (anche se ho poco da festeggiare, non mi ritengo tutto questo gran splendore, come essere umano), ma avevo semplicemente archiviato l’idea.
Con il fatto che più cresco invecchio e più mi sento piccola e incapace, cerco sempre di nascondere la mia notevole, seppur piccola, età.
Ventidue anni non sono un cazzo, ma pare che tutti ormai vogliano considerarmi perfettamente matura e adulta, e nonostante obbedisca a tutto quello che mi vien chiesto di fare, il mio ego si aggrappa alla copertina di Linus e si mette a fare le bizze perché non vuole per nulla dover fare tutte quelle cose da grandi.
Se fino a 18 anni si viene considerati poco più che poppanti appena svezzati, al compimento del diciannovesimo/ventesimo anno si viene sbattuti nel bel mezzo della vita con appena qualche parola di conforto che dice all’incirca “e mo’ arrangiati”.
E tocca arrangiarsi.
Comunque la storia del “da quando diventi maggiorenne hai più libertà” è una gran cazzata. Ditemi chi l’ha raccontata per la prima volta che devo fargli un discorsetto.
Più liberta? Più libertà????
A me pare che quel poco più di libertà (se così la vogliamo chiamare) venga abbondantemente schiacciata dalla mole di obblighi morali, doveri e di “eh ma ormai sei grandeeee…” che ti piove addosso non appena osi fare un passo.
Ad esempio: io potrei potenzialmente fare ciò che più mi aggrada, ma effettivamente non posso.
Punto primo: “si, certo, fai pure ciò che vuoi, ma prima devi finire gli studi/trovare un lavoro/pulire il gatto/farmi da mangiare/tendere i panni/e cazzi&mazzi “.
Ovvio, no? “Mamma, vorrei andare un attimo ad Arezzo…” “No. Devi studiare, poi ho bisogno che tu mi vada in banca, poi alle poste, poi ormai aspetti che torni e mi prepari il pranzo, dopodiché devi passare alla CGIL perché io non posso” “….grazie, mamma”.
T’avessi chiesto la luna potrei anche capire…
Punto secondo: e a me i soldi chi me li dà, Giovan Poccione? (il famigerato)
Finché non hai una rendita propria sei bene o male costretto a sottostare alla tirchieria variabile del parentado.
Punto terzo (o anche secondo-bis): riesci a mettere da parte una piccola somma di denaro che però, immancabilmente, non puoi mai usare.
“va bene, non me lo vuoi comprare, allora uso i miei soldi” “no, non li puoi usare perché *insert random fact* capito?”
No, giuro che io ancora questo discorso non l’ho capito.
Insomma, bella merda.
Ancora mi chiedo ci me l’abbia fatto fare di scegliere il Liceo Scientifico (e di dover necessariamente puntare all’università) invece di una bellissima scuola professionale.
Eddai, avrei potuto fare -chessò- il falegname… o… il cuoco… o magari l’elettricista…. NO, LA SEGRETARIA NO.
Maledizione, non ho via di scampo.
C’è chi dice che…