HarlequinRomantique nel cuore

21 mag

Non ho mai parlato della mia mania di collezionismo, vero?
Io colleziono anelli artigianali.
E chissenefrega, insomma.
Questo breve cappello iniziale per spiegare come mai mi trovassi su DeviantART a cercare anelli fatti a mano.
All’improvviso, LEI.
Artefice di capolavori in argento e pietre dure, mi ha rubato l’anima.
Andiamo, guardate che splendore!

(so che le foto sono molto grandi e sforano dalla colonna, ma non posso ridimensionare queste meraviglie!)

 

 

 

Credo di essermi innamorata.

Beh, se qualcuno mi regalasse un anello fatto da questo genio di ragazza (ma va bene anche se mi regalate qualsiasi cosa che sia stato creato dalle sue abili manine) non so che farei. Forse impazzirei di gioia, tipo.

Un Nobel per la demenza, grazie

21 mag

Sono furba. Furbissima. Talmente furba che potrebbero eleggermi nuovo Trota d’Italia.

Che è successo? Ve lo dico io che è successo: erano mesi che con le mie adorate colleghe di disgrazia parlalvamo di andare al Rimini Comix e ci chiedevamo che cosplay portare. Poi lo abbiamo deciso (unito al fatto che avrei dovuto cucire tutto io) e abbiamo detto “ok, lo facciamo”.
Certo, l’avremmo fatto.
Se solo la  sottoscritta si fosse resa conto che mancano appena due mesi alla fatidica data, e se solo si fosse resa conto che in due mesi molto probabilmente non arriverebbero neanche le parrucche, avremmo organizzato tutto per tempo.
E invece no. Con l’idea del “eeeeh, ma tanto c’è teeeeempo!” non ho fatto assolutamente nulla e tutto il progetto di League of Legends è saltato.

Poco male, troveremo qualche soluzione, questi non sono assolutamente problemi seri.
Sì, però sono idiota, andiamo!

End Breaker! le tanto attese (?) foto

20 mag

E così, finalmente, anche io ho avuto il mio bello shooting col vestituzzo nuovo.
Il solito sentito grazie va alla buonanima di Gigabyte2 che si è sottoposto a ore di foto sotto il sole cocente di qualche settimana fa.
Sì, in queste foto potrei sembrare molto “sono figa e lo so bene” oppure “me la tiro e si vede”, ma tenete a mente che in realtà il mio scopo era solo quello di far due foto decenti al bel vestito che le mie manine sante hanno tirato fuori non so come.
Quindi… non so, eccole. (sono una parte. Per le altre visitate il mio DeviantART o Flickr)

minchia però che sfiga, sono dei francobolli! Beh, cliccate sopra per ingrandirle, ovviamente!

If you want to see more, click here 

“scusi signora, può rispondere ad un veloce sondaggio…?”

18 mag

Io odio il telefono di casa.
Lo odio perché:

  1. non si può spengere
  2. generalmente non vedi chi ti chiama e quindi non puoi decidere se evitare di rispondere o meno
  3. mi sveglia sempre la mattina, e questo da solo sarebbe un buon motivo per odiarlo
  4. su dieci telefonate, otto sono di call center che chiamano per TeleTu/Infostrada/Vodafone/sondaggi/vini del Chianti

Soprattutto l’ultimo punto, signori, è quello che mi fa imbestialire.
So bene che la colpa non è di chi telefona; poveri laureati senza un lavoro che si adattano a stare ore e ore ad un call center pur di guadagnare qualcosa. Mi scoccia anche rispondergli male, poveretti.
Però il furore che si impadronisce di me quando attaccano a blaterare della nuova offerta o del nuovo non-so-che  è bestiale.

Quando ero piccola e inesperta li lasciavo parlare, per poi scusarmi cortesemente e dire che non ci interessava (col rischio però che ripartissero all’attacco con qualcos’altro).
Adesso, ho la tecnica definitiva.

“pronto?”
“buongiorno, chiamo per RmfgsBjdgsSdjg (pare a me o quando si tratta di dire il nome della ditta per cui telefonano perdono improvvisamente l’uso della parola? ndA), stiamo svolgendo un sondaggio su djvhdegsbyebdfchs (o almeno, io non capisco mai nulla, quando parlano… ndA), possiamo farle alcune veloci domande?”
“*voce da bambina mode: ON* ehm… ma va bene anche se sono minorenne?”
“Ah. No, allora no, arrivederci”




Goduria immensa e prolungata.

Il corriere suona sempre una volta sola e poi scappa. E vai a riprenderlo…!

16 mag

Da quando ho scoperto l‘e-shopping, non mi sono più fermata.
In principio era e-bay, poi Amazon, poi Zalando e ogni negozio di tessuti/trucchi/cazzate che permettesse l’acquisto online.

Dopo alcuni tentativi, ho capito subito che delle Poste Italiane c’era poco da fidarsi.
Anzi, non c’era da fidarsi per nulla, dato che perdevano un pacco su due.
E’ così, dunque, che mi sono buttata sui corrieri.
Ah, ormai per me DHL, GLS, BRT, SDA e TNT non sono più semplici grumi impronunciabili di consonanti, ma nomi propri degli angeli che mi portano la roba a casa.
Sì, va bene,  un po’ meno aulica, eh…
Insomma, li adoro.

Purtroppo, però, consegnano solo in posti costantemente presidiati (della serie: “se suono e non ci sei son cazzi tuoi”) quindi, essendo quasi sempre fuori casa per impegni universitari, sono costretta a spedire tutto a casa del mio caro e adorabile nonno.
Che se la cava bene, eh! Voglio dire, riceve quasi ogni giorno pacchi da ogni parte del mondo e non si lamenta; firma e riceve, chiedendomi poi che diavolo me ne faccia di una pala da forno, di tre pacchi di rose finte o di qualche centinaio di parrucche, ma son dettagli.
Ormai ha anche imparato a dire Hong Kong (perché non so se ricordate…), quindi siamo a posto.
Il problema è un altro: io abito in un paesino leggermente in culo ai lupi, ma pur sempre trafficabile e sul navigatore, diciamo. Il suddetto nonno, invece, abita a Poppi, borgo più bello d’Italia e visitato da migliaia di turisti l’anno, che però ha qualche problemino coi TomTom dei corrieri.
Sì, perché il paese è un dedalo di viuzze medievali ovviamente chiuse al traffico (ce lo vedi un camion che si butta in una strada come questa? (esatto, mio nonno abita esattamente in fondo a questa strada, anvedi che ti trovo sul net…)) e i navigatori impazziscono e gli autisti con loro.
Quindi, un giorno sì e uno no ricevo telefonate da tutti i corrieri d’Italia (in rubrica ho più numeri di autisti che di amici, per dirne una) che, disperati, mi chiedono se non c’è un’alternativa a quell’indirizzo.
I primi tempi mi ci incazzavo; pago quindi pretendo un servizio efficiente. Poi ci ho preso la mano e ho risolto in questo modo: quando non sono a casa organizzo una specie di appuntamento al buio fra il nonno e l’autista nell’unica piazza transitabile dai camion, mentre quando sono disponibile propongo loro di venire a lasciare il pacco a casa mia.
Ci sono quindi gli autisti gentili che mi chiedono il nuovo indirizzo e mi portano il pacco a casa, e quelli pigri che, come è successo oggi, mi liquidano con un “si, allora venga davanti al tale negozio fra…. ORA” e mi costringono a partire in volata (che sia in ciabatte, in pigiama o completamente nuda a loro non importa. Se non faccio in fretta se ne vanno e addio pacco) per correre chissà dove.
Ci sono anche gli autisti esp, che appena leggono l’indirizzo del nonno vengono a consegnare direttamente a casa mia e poi si incazzano se non ci sono, come se potessi legger loro la mente e sapere che cazzo hanno intenzione di fare.
Cristo, se metto un indirizzo e non un altro vuol dire che non sono a casa, no?

Insomma, aspetto il giorno in cui saliranno a prendere una tazza di the in amicizia, tanto ormai…

Gelatiera SIMAC o GAGGIA?

13 mag

 

Presa dal caldo primaverile (ma dove?) ho da tempo maturato la decisione di comprare una gelatiera.
Sì, sono una grande consumatrice di gelato, e anche se so che facendolo in casa ne mangerei ancora di più, non posso smettere di pensare alla mia bella futura gelatierina-dududùdadadà.
A questo punto mi son dovuta informare sui diversi tipi di gelatiere in commercio e sulle differenze fra questi.

Innanzitutto, gelatiera con condensatore (e quindi refrigeratore incorporato) o gelatiera con cestello da riporre in freezer prima di fare il gelato?
Una mia amica ha quella con il cestello da mettere in freezer, quindi mi sono fatta spiegare un po’ come funziona: almeno 24 ore prima di fare il gelato devi prendere il cestello della gelatiera e metterlo in freezer/congelatore, per il resto il procedimento è uguale alle altre gelatiere.
 Pro: costa poco. Dai 35 € in su
Contro: devi sapere almeno un giorno prima se poi avrai voglia di gelato, e in ogni caso c’è bisogno di molto spazio nel freezer di casa (cosa che io non ho)
Un’altra amica ha quella con refrigeratore incorporato, e ha detto che si  è sempre trovata benissimo (ce l’ha da 20 anni o più).
Pro: puoi fare il gelato quando vuoi, la macchina pensa a tutto
Contro: costa almeno 150/200 € ed è ingombrante

Mi sono fatta i miei 2+2 e sono giunta alla conclusione che, forse, essendo una gelatofaga incallita, mi conveniva quella con il refrigeratore incorporato.
Bene. A questo punto, ulteriore dubbio: la compro Gaggia o Simac?
Il magico mondo di internet non mi sa aiutare, dato che ovunque cerchi trovo sempre la solita risposta: “sono quasi equivalenti, l’importante è che abbiano il cestello estraibile”.

E quindi? Quale devo comprare? Simac o Gaggia? Gaggia o Simac?
Probabilmente opterò per la Simac, ma solo perché l’ho trovata a qualche euro meno della Gaggia. Chi sa aiutarmi?

 

 

…ho una voglia di gelato che mi porta via, dannazione.

Una cosa come tante

9 mag

Era una ragazza carina, anche se forse un po’ più bassa della media. Tutto sommato, però, era proporzionata, e il suo sguardo gentile compensava ogni possibile difetto.
Tutti la desideravano, ma lei non lo sapeva e continuava a stare con l’unico ragazzo che avesse mai avuto -anche se lui le rammentava sempre quanto fosse mediocre e inutile- convinta di non meritarsi di meglio e con la paura di restare completamente sola, senza di lui.
Era intelligente, ma nonostante questo si sottoponeva alle più ridicole e faticose pratiche di bellezza per aggiustare un corpo che non si era mai rotto e che, invece, funzionava alla perfezione.
Studiava una materia che non le piaceva ma non aveva il coraggio di ammetterlo. Si era iscritta a quella facoltà solo per dimostrare agli altri che era in grado di farlo, ma adesso si stava pentendo della sua scelta.
Non voleva cambiare; per lei sarebbe stata una sconfitta, ma non sapeva che ammettere di aver commesso un errore e scegliere di ricominciare non era una sconfitta ma un atto di coraggio.
Aveva perso la mamma molti anni prima, e ancora non riusciva a smettere di piangere quando pensava a lei. Nonostante il padre si facesse in quattro per non farle pesare la situazione, lei continuava a ritenersi un peso morto per la famiglia.
Non era coraggiosa, ma un giorno, non potendone più del mondo che la circondava e non vedendo quanto invece fosse bello e ricco di opportunità per chi sapeva coglierle, decise di salire al settimo piano di un alto edificio e di buttarsi di sotto.
Aveva paura di sentire male; morì sul colpo.
I giornali si divertirono a chiedere perché una normale ragazza senza alcun problema avesse deciso di farla finita.
E invece il problema c’era, solo che nessuno lo aveva capito.
Spesso, chi sorride a tutti ha il cuore che piange.

Aua vecchia fa buon brodo. #omagarino

4 mag

Cioècioècioècioè: ma fra tre giorni è il mio compleanno?!
Non che me ne fossi dimenticata (anche se ho poco da festeggiare, non mi ritengo tutto questo gran splendore, come essere umano), ma avevo semplicemente archiviato l’idea.
Con il fatto che più cresco invecchio e più mi sento piccola e incapace, cerco sempre di nascondere la mia notevole, seppur piccola, età.

Ventidue anni non sono un cazzo, ma pare che tutti ormai vogliano considerarmi perfettamente matura e adulta, e nonostante obbedisca a tutto quello che mi vien chiesto di fare, il mio ego si aggrappa alla copertina di Linus e  si mette a fare le bizze perché non vuole per nulla dover fare tutte quelle cose da grandi.
Se fino a 18 anni si viene considerati poco più che poppanti appena svezzati, al compimento del diciannovesimo/ventesimo anno si viene sbattuti nel bel mezzo della vita con appena qualche parola di conforto che dice all’incirca “e mo’ arrangiati”.
E tocca arrangiarsi.

Comunque la storia del “da quando diventi maggiorenne hai più libertà” è una gran cazzata. Ditemi chi l’ha raccontata per la prima volta che devo fargli un discorsetto.
Più liberta? Più libertà????
A me pare che quel poco più di libertà (se così la vogliamo chiamare) venga abbondantemente schiacciata dalla mole di obblighi morali, doveri e di “eh ma ormai sei grandeeee…” che ti piove addosso non appena osi fare un passo.
Ad esempio: io potrei potenzialmente fare ciò che più mi aggrada, ma effettivamente non posso.

Punto primo: “si, certo, fai pure ciò che vuoi, ma prima devi finire gli studi/trovare un lavoro/pulire il gatto/farmi da mangiare/tendere i panni/e cazzi&mazzi “.
Ovvio, no? “Mamma, vorrei andare un attimo ad Arezzo…” “No. Devi studiare, poi ho bisogno che tu mi vada in banca, poi alle poste, poi ormai aspetti che torni e mi prepari il pranzo, dopodiché devi passare alla CGIL perché io non posso” “….grazie, mamma”.

T’avessi chiesto la luna potrei anche capire…

Punto secondo: e a me i soldi chi me li dà, Giovan Poccione? (il famigerato)
Finché non hai una rendita propria sei bene o male costretto a sottostare alla tirchieria variabile del parentado.

Punto terzo (o anche secondo-bis): riesci a mettere da parte una piccola somma di denaro che però, immancabilmente, non puoi mai usare.
“va bene, non me lo vuoi comprare, allora uso i miei soldi” “no, non li puoi usare perché *insert random fact* capito?”
No, giuro che io ancora questo discorso non l’ho capito.

Insomma, bella merda.
Ancora mi chiedo ci me l’abbia fatto fare di scegliere il Liceo Scientifico (e di dover necessariamente puntare all’università) invece di una bellissima scuola professionale.
Eddai, avrei potuto fare -chessò- il falegname… o… il cuoco… o magari l’elettricista…. NO, LA SEGRETARIA NO.

Maledizione, non ho via di scampo.

Un cinguettio nel cervello

2 mag

Mi sono talmente abituata alle quattro parole in croce di Twitter che non riesco più a pensare un concetto che sfori i 140 caratteri.
Questo è male, molto male.
Anche perché sono sempre stata una di quelle che ci mettono quattro fogli protocollo per spiegare un semplice fatto, non riuscendo a concentrare il discorso.
Così adesso mi ritrovo a fare pensieri corti e monchi di senso e significato.
Mi si è atrofizzato il cervello. Entrambi gli emisferi.
E infaaaaatti questo mi autorizza a dare la colpa della mia scarsa rendita universitaria ai social network.
Sisi, basta crederci.

E la fava di Noè pesava un kilo e trentatré

29 apr

Bello avere un blog.
Soprattutto quando vedi dalle chiavi di ricerca che la gente arriva qui cercando la fava di Trentalance.
No, ok, fate un po’ come vi pare…